IL MIO PRIMO MATRIMONIO OFFICIATO IN QUALITÀ DI CONSIGLIERE COMUNALE

Metti un pomeriggio di fine estate ospitati in una delle cornici più belle della nostra città, il Fortino Sant'Antonio al borgo antico, metti qualche fiore bianco e un po’ di tulle sui banchi, metti due sposi sorridenti e radiosi, due testimoni e una manciata di invitati. Naturalmente dietro la fascia tricolore a celebrare il rito nuziale civile dovrebbe esserci il sindaco o un suo vice. Questa volta invece c’era, per la prima volta il consigliere comunale Michele Caradonna, emozionato, quanto, o forse di più, degli sposi.

Consigliere, come è stato officiare il suo primo matrimonio?

Sicuramente è stata una delle cose più emozionanti della mia vita. Quando sei tu lo sposo quasi non ti rendi conto di quello che stai facendo, ma quando sei tu a unire in matrimonio due persone, allora sì che pensi bene a ciò che fai. Quello poi che mi ha fatto più piacere è che gli sposi hanno chiesto loro personalmente di essere sposati da me, senza che nemmeno ci conoscessimo di persona, ma attarverso la stima e l'affetto dei genitori della sposa. Il 20 agosto scorso avevo ricevuto la delega per celebrare i matrimoni dalle mani del sindaco Antonio Decaro. Altra emozione. E’ come se lo Stato dicesse a me, semplice cittadino, da oggi tu hai la facoltà di unire in matrimonio due persone, di contribuire a creare una nuova famiglia, di partecipare alla gioia di due sposi. Da oggi anche tu mi rappresenti e puoi svolgere le mie funzioni.

Cosa può dirci degli sposi invece?

Certamente non si trattava di due ragazzini, almeno all’anagrafe. Sebbene avessero entrambi più di 40 anni, non è stato un matrimonio a lungo pensato e rimandato negli anni, è stato un colpo di fulmine dato che i due si sono conosciuti solo qualche mese fa. E’ bello che oggi anche in un periodo di crisi come questo, di disoccupazione ai massimi livelli, di perdita di ideali una coppia decida ancora di sposarsi e di creare una famiglia.

Quale momento della cerimonia  lo ha coinvolto di più emotivamente?

Tutta la cerimonia è stata un altalenarsi di emozioni. Già la lettura degli articoli del codice civile (143, 144 e 147 ndr) quando si parla di diritti e doveri reciproci dei coniugi o di doveri verso i figli, ti da il senso dell’importanza del ruolo che stai ricoprendo in quel momento. Poi oggi parlare di obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, o di collaborazione nell'interesse della famiglia, significa credere ancora nel futuro di questo Paese, nel desiderio di un uomo e una donna di vivere insieme e di fare ‘famiglia’ uno dei pilastri su cui si poggia il nostro Stato. E poi dopo i sì reciproci degli sposi, dire: “Io  Michele Caradonna , ufficiale dello Stato Civile del Comune di Bari, vi dichiaro, in nome della legge, uniti in matrimonio”. Questo si che non ha prezzo.

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